Kim Witt

Kim Witt

Quando oggi mi chiedo perché l’educazione conti tanto per me, non c’è una sola risposta. Molte esperienze, incontri e percorsi inattesi hanno formato il mio modo di vedere. Non sono un’insegnante tradizionale e proprio qui vedo il mio punto di forza.


Il mio percorso è iniziato presto: a sei anni ho cominciato con il karate e più tardi ho insegnato a bambini e giovani in tutta la Germania. Nello sport agonistico ho visto quanto diversamente le persone imparano, affrontano le sfide e superano sé stesse. Ho capito presto che: Ogni bambino porta la propria storia e l’educazione non può seguire un unico schema.


Anche nelle risorse umane ho accompagnato apprendisti e formatori, mediando tra bisogni e prospettive diverse. Questa esperienza ha ampliato il mio sguardo: la scuola deve preparare i giovani nelle discipline e aiutarli a trovare la propria strada, assumersi responsabilità e costruire il proprio posto nella vita e nel lavoro.

Come ispettrice scolastica volontaria ad Amburgo ho conosciuto un’altra prospettiva sull’insegnamento, sui progetti pedagogici, sulle strutture e sullo sviluppo scolastico. Il successivo viaggio educativo in Asia mi ha mostrato quanto diversamente si possa organizzare una scuola e quanto siano simili ovunque i bisogni dei bambini: Relazioni, sicurezza, fiducia, sfide e spazio per scoprire i propri punti di forza.


Come responsabile pedagogica di Wüssenswerk unisco queste diverse esperienze. Per me è importante chiedersi continuamente perché facciamo qualcosa e se esista una strada migliore. Questo comprende l’autocritica: una scuola che insegna ai bambini che gli errori fanno parte dell’apprendimento deve vivere in prima persona questo atteggiamento.


Per me l’educazione non è semplicemente qualcosa che diamo ai bambini. È qualcosa che costruiamo insieme, ogni giorno di nuovo.